Toska
Donkey files teatroRegia: Jon Kellam
Ilaria Weiss — Sorella
Fabio Manniti — Fratello
2020
Dramma grottesco in atto unico
Due gemelli usurai prestano denaro a Dio e al Diavolo in una città sepolta dalla neve e divisa da un muro. Tra battibecchi, ricordi e attese, il desiderio di ritrovare un amore lontano incrina il legame che li tiene prigionieri nella stessa casa.

In una città dove nevica da anni, due gemelli vivono fra ricchezze accumulate, patate bollite e piccoli rituali domestici. Hanno le gambe e la schiena segnate dalla violenza e dal lavoro, ma sono diventati usurai tanto potenti da avere Dio e il Diavolo fra i propri debitori. Dalla finestra osservano la casa del Carpentiere, incaricato di costruire un muro che divide la città. Ogni 29 febbraio qualcuno viene deportato dall’altra parte, senza che si sappia chi decida, secondo quali criteri e quale sia il lato giusto in cui restare.
Il fratello costruisce un ornitottero per superare il muro e ritrovare Kolpakoff, l’amore della giovinezza con cui crede di mantenere una corrispondenza. La sorella cerca di trattenerlo, mentre raccoglie fiori e partecipa ai funerali di un mondo che si svuota. Nei loro battibecchi affiorano la miseria dell’infanzia, gli abusi subiti e la crudeltà con cui hanno imparato a esercitare il potere. Gli anni passano, la malattia avanza e il sogno della fuga si fa più urgente, fino a una rivelazione che costringe entrambi a confrontarsi con l’abbandono e con le menzogne su cui hanno costruito la propria convivenza.
Toska mette al centro un desiderio che non trova pace: la nostalgia di una felicità appena intravista, il bisogno di un altrove e l’incapacità di lasciare ciò che si possiede. I due gemelli hanno conquistato le terre e il denaro che sognavano da bambini, ma la ricchezza non ha restituito loro né i corpi né la vita che sono stati negati. Prestano denaro perfino a Dio e al Diavolo, eppure restano chiusi in una casa dove ogni giornata assomiglia alla precedente. La loro ferocia convive con un bisogno d’amore che non sanno esprimere senza trasformarlo in possesso.
Il muro rende visibile questa prigionia e insieme alimenta la speranza di oltrepassarla. Nessuno sa davvero che cosa ci sia dall’altra parte: la paura, le voci e le verità fabbricate riempiono lo spazio lasciato dall’assenza. La violenza del potere attraversa così anche la famiglia, la memoria e il legame fra i fratelli, vittime capaci a loro volta di sopraffare. La scrittura alterna il grottesco dei battibecchi alla durezza dei racconti d’infanzia; i fiori, le lettere e il sogno del volo custodiscono ciò che resiste sotto la crudeltà. Nel gesto finale, il riso richiesto dalla sorella e il pianto del fratello portano allo scoperto la fragilità che entrambi hanno cercato di nascondere.
Regia: Jon Kellam
Ilaria Weiss — Sorella
Fabio Manniti — Fratello
Miglior drammaturgia
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Testo drammaturgicoVincitore
MessinscenaVincitore
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