Samuel KrappDrammaturgo
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2024

L’armata degli handicappati

Monologo di narrazione tragicomico

Cinque persone con disabilità fuggono da un istituto per raggiungere una madre morente. Con un prete balbuziente e il cane Totò, attraversano le montagne e si ritrovano, loro malgrado, alla testa di una rivoluzione contro il regime che le ha rinchiuse.

Illustrazione concettuale provvisoria per L’armata degli handicappati

Sinossi

In un paese governato da un regime che confina le persone con disabilità in istituti di montagna, Angela, detta Cessa, vuole raggiungere la madre ricoverata in città prima che sia troppo tardi. Con lei fuggono Parrino, Bussola, Pereta e Occhiblé, ciascuno mosso da un desiderio molto personale. Al gruppo si uniscono Don Benedetto, soprannominato Don Cacaglia, e un cane randagio che riceve il nome di Totò. È attraverso lo sguardo del cane che prende forma il racconto di un viaggio fra mulattiere, litigi, incontri e gesti inattesi di solidarietà.

La notizia della fuga si diffonde nelle valli e, passando di bocca in bocca, diventa la storia di una rivolta. Altri fuggiaschi si radunano attorno al gruppo, trasformando quei viaggiatori riluttanti nei generali di un’improbabile armata. Fra battaglie grottesche, slanci d’amore e il bisogno ostinato di continuare il cammino, il desiderio privato di Angela si scontra con la repressione del regime. Il racconto conduce infine a una domanda sulla memoria: come restituire una vita, e non soltanto una morte, a chi è stato cancellato dalla storia?

Note d’autore

L’armata degli handicappati nasce, come raccontano le note dell’autore, dal desiderio di immaginare le vite di persone uccise durante la repressione di Castellammare del Golfo del 1862. Non ricostruisce una cronaca: intreccia l’invenzione con racconti raccolti nelle valli del Canavese e in Palestina, avvicinando esperienze di emarginazione, violenza e sofferenza sociale. I protagonisti hanno appetiti, difetti, desideri e ragioni personali per mettersi in cammino. La rivoluzione arriva quasi per errore, quando il loro bisogno di vivere diventa incompatibile con l’ordine che li vorrebbe invisibili.

Il linguaggio dialettale mescola provenienze diverse per rendere riconoscibile soprattutto una condizione sociale. La comicità irriverente e corporea dà spazio a persone che il potere riduce alla loro disabilità, mentre la voce narrante del cane sposta lo sguardo verso la fame, gli odori, l’amicizia e la cura. Pensato per un attore e il cane Totò, il racconto può abitare anche piazze, cortili, stalle e altri luoghi non convenzionali, vicini al mondo che evoca. Il passaggio dal riso alla tragedia tiene insieme il piacere di inventare e la responsabilità di ricordare i morti come persone vive.

Messinscene

2024

L’armata degli handicappati

Regia: Fabio Manniti

Fabio Manniti — Narratore

Totò — Totò